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Dagli anni settanta, la fotografia ha accompagnato Massimo Badolato dall’era analogica a quella digitale, senza mai abbandonare le luci della camera oscura, che ha saputo coniugare, viceversa, con quelle della camera chiara. Dalla stampa argentica del primo periodo è passato a quella ai sali di platino e palladio. Non rinnegando la poesia del negativo analogico, ricerca e sperimentazione sulle tecniche digitali di post produzione lo hanno convinto che uno scatto abbia lo stesso fascino sia digitale sia  analogico. Ottenere un buon negativo analogico richiede studio ed esperienza quanto un uso “misurato” dei software per il digitale. Badolato utilizza questa tecnica rigorosamente con carte di puro cotone, pennelli e miscele di sali, conferendo ai soggetti gamma tonale, durevolezza e ricchezza pittorica, non raggiungibili con altre tecniche. Sue opere sono state pubblicate su riviste internazionali di fotografia fine art e figurano in numerose collezioni private.

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