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Agenore Fabbri, pittore e scultore toscano, è nato a Barba nel 1911. Si forma frequentando l’Accademia di Firenze e il celebre caffè “Giubbe Rosse”, luogo di ritrovo di giovani intellettuali tra i quali figurano anche Eugenio Montale, Carlo Bo e il pittore Ottone Rosai. Nel 1935 Fabbri si trasferisce ad Albisola, dove inizia a lavorare la ceramica e dove entra in contatto con Sassu, Martini e Fontana con il quale stringe un’amicizia che durerà tutta una vita.
In questo primo periodo la scultura di Fabbri si connota per i forti caratteri espressionisti, in cui è avvertibile l’influenza della plastica popolare toscana, che progressivamente lascia emergere un furore rabbioso espresso nella modellazione convulsa che caratterizza le sue terrecotte e i bronzi.
Superato il periodo giovanile, durante gli anni Cinquanta, il lavoro dell’artista, continua ad indagare le profondità interiori attraverso differenti soluzioni materiche: legni recisi, metalli duramente segnati, diventano la metafora del disagio fisico e mentale. Solo nelle ultime opere sembra schiudersi alla speranza nel riconoscimento della dignità dell’uomo, dal 1982 scopre infatti la pittura che diventerà preminente nel corso degli anni Ottanta fino a ripiegarsi, nel decennio seguente, su una rievocazione colorata e gioiosa della passata esperienza informale. Muore a Savona nel 1998.

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