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Dina Goldstein è nata nel 1969 a Tel Aviv in Israele. Nel 1976 si è trasferita in Canada, dove ha studiato storia e fotografia e dove attualmente vive e lavora. Ha iniziato la sua carriera come fotogiornalista e documentarista.
I suoi lavori fotografici post-surrealisti, altamente concettuali e complessi, coniugano archetipi culturali e iconografici con narrazioni ispirate al subconscio e alla condizione umana. Le sue opere danno forma alla sua originale visione, sarcastica e divertita, sul nostro tempo attuale. Lo scambio continuo, non solo di contenuti, ma anche di significati simbolici, tra narrazione tradizionale e universo visivo contemporaneo è il dispositivo con il quale l’artista canadese costruisce le sue opere, per mettere in scena un corto circuito di senso, prima ancora che figurativo. Si tratta di un dispositivo usato per sorprendere lo spettatore, per spiazzarlo e indurlo a riflettere sui temi peculiari della società occidentale, quali sono la condizione della donna, la malattia, l’accettazione e l’isolamento sociale, la povertà, la sopravvivenza del mito nella cultura di massa.
Le opere di Dina Goldstein propongono, dunque, oltre all’urgenza di una diversa consapevolezza sulle questioni sociali, una domanda sul destino stesso della cultura e della narrazione.
Le principali serie di lavori, distanti per contenuto e scelta stilistica, ma vicine nei presupposti sono “Snapshots from the Garden of Eden”, “Fallen Princesses”, “Modern Girl”, “In The Dollhouse” e “Gods of Suburbia”.

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