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Aron Demetz nasce nel 1972 a Vipiteno. da una famiglia di scultori ladina, i cui membri lavoravano già da secoli, come intagliatori, nella Val Gardena, regione ladina dell’Italia settentrionale, ove, però, questi artigiani artistici, sovvenzionati per lo più da committenti ecclesiastici, prestavano la loro attività nell’ambito di una programmatica e stilistica figurativa tradizionale. Aron Demetz si emancipa da queste convenzioni staccandosi dai rigidi modelli figurativi, continuando, tuttavia, a mantenere il legno come materiale. Frequenta l‘Istituto d‘Arte di Selva di Val Gardena. Tra il 1997 e il 1998 studia scultura nella classe di Christian Höpfner all‘Accademia di Belle Arti di Norimberga. Dal 2010 è titolare della cattedra di Belle Arti di Carrara. Attualmente vive e lavora a Selva di Val Gardena.

Negli ultimi due anni l’artista ha iniziato a sperimentare diversi materiali come l’argento e l’alluminio che conferiscono un’aura di unicità originale alle opere, una condizione di purezza eterea.

Recentemente, Aron Demetz presenta una serie di lavori incentrati sul tema dei cujidures – “cuciture”. Per affrontare questa nuova sfida, l’artista ha scelto la resina come materiale per creare le sue figure. La resina necessaria è stata raccolta con grande pazienza dalle ferite degli alberi nelle foreste della Val Gardena. Questo materiale instabile che è in costante cambiamento ha caratteristiche intrinseche che sono altamente evocative. Ha un forte profumo, può cristallizzare, sciogliere, cambiare colore (da un giallo intenso a rosso o nero), può essere molto appiccicoso o addirittura conservare tracce organiche e piccoli animali al suo interno.

Mettendo la resina sulle sue facce e sui suoi busti, Demetz posa una nuova pelle che satura, salda o ricuce le sue ferite (che devono essere intese come ferite dell’anima, come pensieri e sentimenti importanti). È una pelle viva che copre non solo, ma anche le opere d’arte. Ancora una volta queste sculture mostrano una gamma di significati diversi, anche opposti. Oltre a stimolare la vita, la speranza e il rinnovamento, le sculture esprimono anche qualcosa di arcaico e primitivo, un essere che evoca visibilmente una figura mummificata e che fa immediatamente pensare allo spettatore di putrefazione e morte. Pertanto, queste opere innescano una riflessione sul corpo come una struttura biologica e vitale con i suoi stati d’animo, i suoi odori, il suo calore e i suoi limiti. Le opere diffondono uno spiraglio di energie viscerali che avvolge chiunque entri nei meandri di questo cosmo primitivo.

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