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Guardare il mondo con il filtro della pittura significa, per Paul Goodwin, intercettare la realtà nel momento primitivo in cui lo spazio si irradia per mezzo del colore, prima che dall’origine prendano forma le cose. L’occhio del pittore assiste, così, all’iniziale farsi volume delle espansioni cromatiche, pressate le une contro in una contesa per occupare porzioni di esistenza. Anche nella quiete più assoluta, nell’oggetto più familiare di una natura morta, nel paesaggio appena mosso dal vento e dall’acqua, si sentono le masse spingere in ogni lato per fare posto alla propria crescita interna. Non sempre l’esito è armonioso. Sono i momenti in cui la pittura di Goodwin prende coscienza di sé e manifesta lo stridore della lotta nel suo farsi.

Il lavoro di Goodwin (Hull, UK, 1951) fin dagli anni Ottanta trova riconoscimento nella zona Milano-Varese con il sostegno del grande collezionista Carlo Monzino, della Galleria Italiana Arte, dei galleristi milanesi Paolo Seno e Matteo Lorenzelli, dei critici Stefano Crespi e Marco Meneguzzo e dell’editore Giampaolo Prearo. Inizia, quindi, una lunga storia di mostre in altre città principali italiane; all’estero: Londra, Leeds, Belfast, Bonn, Cologna, Mainz, Madrid, Miami, Zurigo, Harare, Osaka. A settembre 2019 inaugura “Paul Goodwin: after Cézanne” presso lo Studio dell’Arte del Lauro, Milano.

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